Prada ha definito un tono concettuale ambizioso per la sfilata uomo Autunno 2026 a Milano. Nelle note di sfilata, Miuccia Prada e Raf Simons hanno affermato che «valori umani universali, valori della civiltà — cultura, significato, intelligenza, cura — possono essere trasmessi attraverso gli abiti».
Un presupposto impegnativo per una collezione costruita su camicie con polsini francesi penzolanti, volutamente “bruciati” dal ferro da stiro, pantaloni di lana svasati e i topcoat più aderenti visti in tutta la stagione milanese. Al centro non c’erano comfort o familiarità, ma precisione e disagio.

«È l’era dell’Ozempic anche per il menswear», ha commentato una delle ospiti uscendo dalla sfilata, allestita in uno spazio che ricordava un edificio residenziale svuotato. Modanature decorative, finestre in stile coloniale e camini in marmo restavano aggrappati alle pareti esterne sopravvissute, accentuando l’atmosfera inquieta.
Il clima era ulteriormente intensificato dalla colonna sonora ringhiante dei Virgin Prunes e dei Suicide, oltre al consueto caos del dopo-sfilata dietro le quinte. «L’idea era rispettare molti codici del passato, ma allo stesso tempo cercare di innovare», ha detto Simons, sovrastando il rumore generale.
Nelle note di sfilata, Prada ha chiarito la base psicologica della collezione: «Scomodo è la parola perfetta, per me, per descrivere la psicologia di questo momento storico. Sappiamo così poco — non possiamo prevedere il futuro. Perciò abbiamo bisogno di chiarezza, di precisione negli abiti. C’è un senso del “prima” che ci interessa, anche mentre cerchiamo il nuovo. Questo è un segno di rispetto».
Questa chiarezza si è tradotta in una silhouette estremamente affusolata. Lunghi cappotti tubolari con abbottonatura alta venivano indossati con un’attitudine disinvolta, mani infilate in profondità nelle tasche, evocando bomber e blouson e suggerendo un vago mood anni Settanta. I look erano completati da cappellini stropicciati e bucket hat, talvolta schiacciati e fissati appena sopra la scapola destra, un espediente stilistico volutamente fuori asse.
Come alternativa, Prada e Simons hanno proposto impermeabili svasati e trench classici, sovrapposti a mantelle utility dai colori vivaci. Tuttavia, è stata la linea estremamente snella a restare più impressa, diversa da qualsiasi altra vista in questa stagione milanese.
Le superfici e i materiali hanno avuto un ruolo altrettanto centrale. Le imperfezioni intenzionali erano ovunque: polsini di camicia schiacciati e vissuti, pelle marrone stropicciata utilizzata per cappotti e blouson imbottiti trapuntati — tra i pezzi più forti della sfilata — e cappotti impermeabilizzati con cuciture e gomiti abrasi che lasciavano intravedere il tweed sottostante.
I colori insoliti — rosa antico, viola profondo, verde anice e malva — hanno ammorbidito la severità dell’insieme e aggiunto un elemento di sorpresa visiva, suggerendo il valore del piacere estetico anche in tempi inquieti.
La collezione uomo Prada Autunno 2026 ha infine trovato un equilibrio tra rigore e rottura, utilizzando costruzione, materia e imperfezione come riflesso dell’incertezza contemporanea, insistendo però sulla precisione come forma di cura.



