Giorgio Armani ha presentato la collezione uomo autunno 2026 a Milano, riaffermando il proprio status di uno dei pochi megabrand le cui creazioni sono immediatamente riconoscibili anche senza loghi. La sfilata ha puntato sulla continuità e sulla raffinatezza piuttosto che su rotture radicali, rimanendo fedele al linguaggio visivo costruito nel corso di decenni.
La collezione è stata disegnata da Leo Dell’Orco, che ha lavorato al fianco del fondatore italiano per 40 anni, fino alla sua scomparsa avvenuta lo scorso settembre. Dell’Orco ha presentato una proposta composta e sicura, fondata sui codici essenziali di Armani: tailoring morbido e ampio, tessuti lussuosi e un guardaroba casual dall’attitudine rilassata.
Le novità sono emerse in modo misurato, attraverso texture iridescenti e una palette cromatica più ampia che va oltre il consueto greige. Olive, ametista e lapis-lazuli sono stati introdotti con discrezione, mentre un completo in velluto blu acceso ha rappresentato il momento più audace della sfilata, sfiorando l’effetto scenografico senza compromettere l’equilibrio complessivo.
Un’energia più giovane si è percepita nei bomber e nelle giacche da volo dal volume importante, così come nei maglioni ampi con spalle scese infilati in pantaloni dalla vestibilità generosa. La collezione si è articolata in 136 uscite, riprendendo silhouette familiari di Armani e mantenendo un atteggiamento neutrale verso le convenzioni del tailoring: giacche monopetto e doppiopetto, colli sciallati e colli alla coreana hanno convissuto senza gerarchie. Costante, invece, è rimasta la scelta di proporzioni languide e fluide.

I pantaloni a gamba piena cadevano quasi sempre sopra scarpe e stivali in suede dalla suola morbida. I materiali includevano sete lavate, lana grigia e velluto a coste, selezionati per la loro fluidità e per un movimento simile al jersey.
Dell’Orco ha privilegiato look monocromatici e tonali, una tendenza evidente anche nel resto della stagione maschile milanese, arricchiti da cappelli e da accenti di colore viola. I micro-motivi iconici di Armani nei toni del grigio e del beige sono stati progressivamente affiancati da combinazioni più ricche, come una camicia in velluto verde sotto una blusa in shearling nero, oppure una giacca in velluto blu senza revers abbinata a pantaloni in flanella come opzione serale.

Il brand ha organizzato due sfilate nel proprio teatro sotterraneo di Via Borgonuovo, rinunciando a scenografie per concentrare l’attenzione sugli abiti. Molti modelli storici della maison hanno sfilato con la tipica disinvoltura e postura eretta di Armani, rafforzando un senso di continuità e naturale eleganza.
Nel contesto del ritorno delle influenze degli anni Ottanta e Novanta nel menswear, la collezione permette ad Armani di riaffermare il proprio heritage, lasciando al tempo stesso spazio a future riletture dell’archivio. Alcuni look sono stati presentati su donne, mentre il finale con coppie vestite in outfit affini ha sottolineato il ruolo pionieristico del fondatore nel trasformare il tailoring in una proposta di lifestyle completo.
Le note stampa hanno inoltre citato una collaborazione con il brand di maglieria di lusso Alanui: i cardigan a motivi geometrici per lui e per lei sono risultati i capi più audaci della sfilata e hanno suggerito un possibile nuovo percorso creativo.
Nel finale Leo Dell’Orco è uscito per il saluto nello stile del Maestro, ha accolto gli applausi e ha invitato il nipote designer Gianluca a condividere il momento, ribadendo rispetto per l’eredità della maison e fiducia nella sua continuità.



